| Scritto da Rino Scotto di Gregorio,
17-02-2009 22:23
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Al mio ritorno in Brasile dopo una lunga parentesi, scopro quanto sia d'attualità il nostro paese. In attesa di vedere come finiva la disputa calcistica del " Derby del Mondo" poi risoltasi con la netta vittoria dei verdeoro, i brasiliani ci hanno fatto le pulci.
Dallo sgarbo di Amauri conteso dalle nostre rispettive selezioni, convocato da Dunga ma bloccato dalla Juve fino a Battisti, che intona il "Il mio canto libero" ma non è Lucio redivivo, passando per la tragedia Englaro, abbiamo assistito a un festival di luoghi comuni sul caro, vecchio stivale francamente insopportabile. Comincio da Amauri con una soluzione neutrale: facciamolo giocare con la Svizzera e non se ne parli più. Qualche frescone lo aveva proposto in uno scambio con Cesare Battisti mischiando sacro e profano...decidete voi chi includere nelle due categorie. Qui il calcio è religione quindi ogni dubbio è fugato.
Piuttosto i nostri amici brasiliani continuano a chiedersi perché mai noialtri avremmo cancellato una partita di pallone pur di riavere un terrorista nelle nostre galere. E che diamine, avrà ammazzato e seminato terrore in una lotta armata contro innocenti, ma vuoi mettere una pedalata di Robinho?
Ma si sa, l'Italia quando non è terra di mafiosi è un popolo
fascista(quando c'è il Berlusca in sella, chiaro...) e razziatore
impunito di belle mulatte. Italiani simpatici qui in Brasile solo
Roberto Baggio per aver sbagliato il rigore nella finale del '94, Laura
Pausini, Tiziano Ferro e pochi altri. Insomma, io collezionavo
pallottole e intimidazioni nella culla della democrazia e del diritto e
non lo sapevo! Il Ministro della Giustizia Tarso Genro, che si
entusiasma di fronte alla sigla PAC che qui sta per
Programma(governativo) di Accelerazione della Crescita(economica), ora
ci da lezioni sulla giustizia dall'alto della grande tradizione
giuridica brasiliana, ci dice come chiudere i conti con la nostra
storia recente intrisa di sangue e si tiene stretto Cesare Battisti
causa un deficit di garanzie del nostro paese. Solleva una questione di
lesa maestà e il popolo è tutto con lui. Il presidente Lula, che si
divide tra il moribondo Castro e l'iperattivo Chavez, ha mostrato i
muscoli a Napolitano e, mentre vi scrivo, il Supremo Tribunale
Federale(STF) ha dato un parere sulla vicenda tanto ambiguo quanto
inutile. Il nostro Premier sbarcherà in terra brasilis nei prossimi
mesi e se non presterà attenzione solo ai danè, alle pacche sulle
spalle e a ulteriori rinforzi per il Milan, sentirà sulla pelle il
clima torbido che aleggia sul capo dei suoi concittadini perseguitati o
incarcerati ingiustamente. Dovrebbe, allora,
ricordare agli inquilini del Planalto che un paese in cui il braccio
operativo dello stato, cioè la polizia e le forze dell'ordine in
genere, tortura e uccide, senza remore per donne e bambini, coloro che
dovrebbe difendere, non può dare lezioni a nessuno tantomeno
considerare ancora "aperte" ferite storico politiche che non gli
appartengono. Nel mentre mi rassegno: potrei imbattermi nel
perseguitato Battisti passeggiando per le strade di Rio a godersi
l'asilo politico e l'ultimo cd(autografato) di Carla Bruni....
Come se non bastasse ciò, il massimo del fascismo lo abbiamo raggiunto
con l'accanimento del governo e di buona parte della società civile per
salvare Eluana Englaro. A morte sopraggiunta, qualcuno ha esultato come
si trattasse di una vittoria di civiltà mentre coloro che hanno cercato
di evitare un omicidio di stato, sono stati sbertucciati finanche qui
dove il motto "ordine e progresso" della bandiera brasiliana scandisce
migliaia di esecuzioni sommarie. Eluana se n'è andata mettendo in crisi
coscienze e istituzioni. Certo, si dovrebbe rivedere un sistema dove un
uomo solo, in nome del popolo italiano, sancisce una condanna a morte
contro la volontà del governo che, se pur fuori tempo massimo, voleva
salvare una vita. Si parla di eutanasia e la si usa come scudo per
coprire quello che a molti giuristi, sembra configurarsi come omicidio
colposo. Il confronto politico partorirà il tanto agognato testamento
biologico, scosse
di assestamento tra le massime istituzioni garantiranno altri decenni
di gattopardismo, ma io vorrei guardare al dolore di Beppino Englaro
senza giudizio, senza chiamarlo sul banco dei rei, senza proporre
medaglie al merito. La determinazione con la quale un padre chiede di
poter porre fine alla vita della figlia escludendo il miracolo e la
speranza, devono dirci di una condizione umana che neanche tutti i
dibattiti e i disegni legislativi di questo mondo possono decifrare.
Una normativa si rende necessaria, ma nessuno tocchi Beppino, che
nessuno spalmi il suo dolore sulla propria causa politica o civile. A
me, provocato nel profondo da questa vicenda, ha fatto impressione la
scomunica laica piovuta qui come in Italia, su chiunque abbia osato
difendere una vita.
Mi è sembrata una grande chiamata alle armi da ambo
le parti, uno schierarsi in trincea, una battaglia senza esclusioni di
colpi sul corpo già dilaniato di Eluana. Chi ha vinto? Io no di certo,
ma neanche Napolitano e Berlusconi, i pro life e i pro death, cattolici
e atei. Eluana ci ha mandato tutti in coma mentre, come un in reality
show, decidevamo al posto suo se dovesse restare o uscire di scena.
Morta conforme il protocollo: un'espressione di inaudita violenza che
forse ha riecheggiato in qualche lager, qui in Brasile ha capeggiato
sui quotidiani per l'ultimo atto della tragedia.
Meno male – il
commento i tabloid - nonostante il clamore reazionario sollevato dalle
falangi fasciste capeggiate dal dittatore Berlusconi, Eluana è spirata
secondo il santo protocollo...
Giustizia è fatta, la legge ha trionfato. Quante volte, però, la legge
e le istituzioni sono state, loro malgrado, nemiche della vita? Fin
dove bisogna spingersi per salvare una vita quando ciò potrebbe
significare andare contro la legge? Dilemma più che mai attuale
soprattutto nel pais tropical. Uno dei film più quotati attualmente nel
box office brasiliano, ha fatta sua la domanda, la cruda realtà ha
fornito la risposta. In "Veronica" una professoressa si mette in fuga
scavalcando regole e istituzioni con un bambino di otto anni a cui
hanno ammazzato i genitori coinvolti col narcotraffico; poliziotti
corrotti(realtà conclamata in Brasile...) si mettono sulle tracce dei
fuggitivi per eliminarli entrambi.
Ma la società non aiuta Veronica
perché, in fondo, si sta spendendo per salvare una vita "non sua"
dimenticandosi di rivolgersi ai consigli tutelari, ai giudici. La
protagonista sa benissimo che consegnare il bambino alle istituzioni
significherebbe condannarlo a morte e così continua a scappare da tutto
pur di salvare una giovanissima vita. Una gragnola di prese di
posizioni, dibattiti televisivi, analisi sociologiche e poi il fatto
con cui il reale, senza mai tradire, mette d'accordo pro e contro.
Fuori dal set cinematografico a 15 giorni dall’uscita della pellicola,
una bambina di cinque anni viene uccisa perché testimone
dall'assassinio del padre in libertà vigilata. La famiglia era sotto
custodia e neppure dopo l'esecuzione dell'uomo, la mamma della bambina
ha ritenuto opportuno mettersi al sicuro.
Davanti al corpicino inerme
di Rayssa, in tanti hanno rivisto "Veronica" con un altro sguardo e una
risposta diversa. Tra qualche giorno, il carnevale cancellerà lo stato
di tensione che ha caratterizzato gli ultimi mesi di relazione tra
Brasile e Italia anche se restano sul tappeto questioni di fondo ormai
così evidenti da meritare maggiore attenzione e approcci più
disincantati. Dopo la colonizzazione dei portoghesi, siamo noi italiani
il popolo che più ha contribuito alla crescita e al progresso di questo
straordinario paese; aziende di punta del sistema Italia quali FIAT e
TIM in Brasile allevano galline dalle uova d'oro. L'80% delle
organizzazioni non governative che operano nel sociale e nella
cooperazione, sono italiane eppure, in un recente viaggio, un
governatore(a sua volta fondatore di una ONG...) di Stato di Rio de
Janeiro, mi ha ribadito a chiare lettere che il mondo politico locale
ci guarda con diffidenza e mal sopporta la nostra capacità di denuncia.
Fanno comodo gli euro, ma gli
europei scomodano...gli italiani poi...
Concetto ribadito da un giudice incontrato a Napoli a casa di amici che
in Brasile hanno pagato a caro prezzo il pregiudizio e lo sgangherato
sistema giudiziario, lo stesso che potrebbe mettermi dietro le sbarre
perché qui lo straniero non può parlare male del governo locale...il
mio avvocato è avvertito.
Rino Scotto di Gregorio
Ultimo aggiornamento : 17-02-2009 22:23
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