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Fate qualcosa, l’isola muore con i suoi giovani |
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“Fate qualcosa, l’isola muore con i suoi giovani”.
“Ci voleva ancora una volta un morto per farci capire lo stato di difficoltà che vive la gioventù dell’isola”.
“A Procida scorre un fiume di droga. Non si fa niente, o si fa troppo poco, per arrestare questo processo di morte nell’isola”.
“Caro direttore, lancia un appello. Ci vuole più repressione.
Quando c’era il maresciallo Doretto qualcosa stava cambiando. Gli spacciatori avevano paura!”
“La droga ci ha invaso. Anche voi come giornale fate troppo poco.
Parlate solo in occasioni tragiche e poi tacete per mesi. Vergognatevi!”
“ Il degrado dell’isola lo si misura anche in questo profondo disagio
vissuto dai giovani. Di questo dobbiamo ringraziare i nostri
amministratori che sono i principali artefici della Procida che muore”.
La giornata di lunedì 19, il telefono della nostra redazione è
diventato rovente. Sono state decine e decine le telefonate che abbiamo
ricevuto.
Abbiamo riportato solo poche frasi estrapolate dalle tante chiamate che abbiamo ricevuto.
Rabbia, paura, accuse a destra e a manca. Ce n’è per tutti, anche per il nostro giornale.
Segno di una paura irrazionale che stringe il cuore e fa urlare le
viscere. Tutti accusano tutti, tutti vorrebbero fare tutto. Ma, passata
l’ondata emozionale, vedrete, il nostro telefono resterà muto, la
nostra cassetta postale vuota, non arriveranno e mail di protesta o di
proposta, cesseranno gli appelli per un impegno collettivo. Il privato,
o meglio “il nostro piccolo orticello” – come recita la lettera delle
mamme – prenderà di nuovo il sopravvento. E chi si è visto, si è visto.
Fino al prossimo morto.
Allora, nel mentre piangiamo lo sfortunato Amedeo, ragazzo buono,
educato, mite e sensibile, abbracciando forte i genitori e i
familiari, cerchiamo di ragionare, col cuore ma anche con la mente. E
diciamo che non è vero che non si fa niente contro il terribile
fenomeno della droga. Ad esempio il Comune, l’ASL Napoli 2, d’intesa e
in collaborazione con l’Istituto Superiore “F. Caracciolo” , grazie
all’impegno di docenti ed operatori sanitari, sta portando avanti da
alcuni anni un progetto che tende a far prendere coscienza del
fenomeno. A loro volta, i Carabinieri dell’isola (in verità le unità
della Stazione andrebbero potenziate), grazie ad alcune operazioni
coordinate dai marescialli Cuppone ed Evangelista, hanno portato a
termine significativi arresti e sequestri. Lo stesso dicasi della
Guardia di Finanza del maresciallo Russo.
Noi, col nostro umile foglio, siamo stati impegnati in prima linea.
Abbiamo anche subito minacce e affrontato un processo, facendo
condannare gli spacciatori – minacciatori.
Si dice che è poco!
E’ vero, tutto ciò non basta. Anche perché il fenomeno della droga è
alimentato da un messaggio divenuto universale, globalizzato. Una volta
ci salvava il mare che ritardava l’arrivo di certe tentazioni. Ora non
più: c’è la TV, c’è Internet, il potenziamento dei collegamenti
marittimi hanno annullato tempi e distanze. Per cui viviamo ancora in
un’isola solo dal punto di vista geografico. Di fatto siamo diventati
un quartiere dell’area metropolitana di Napoli con tutto i nessi e gli
annessi.
Inoltre contro la droga non c’è ricetta che valga! E allora? Allora per
ridurre i danni ( stroncare del tutto il fenomeno ci sembra molto
difficile) il metodo più efficace, secondo la nostra opinione è uno
soltanto: una lotta di popolo, una coscientizzazione di base, una serie
di azioni preventive, informative, repressive, da attuare da una rete
costruita da tutti i soggetti operanti nel paese: istituzioni,
associazioni, parrocchie, scuole, palestre, squadre sportive, Forze
dell’Ordine. Chiaramente tutto ciò presuppone un impegno di base: la
considerazione che la droga non è un motivo di vergogna sociale, ma un
male collettivo da affrontare insieme!
Noi come sempre siamo pronti e disponibili a fare la nostra parte!
Ultimo aggiornamento : 17-08-2008 10:25
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