
Per accedere a Vivara bisogna superare tre cancellate.
La prima sulla collina di Santa Margherita, la seconda sull’accesso al
ponte che la collega a Procida, la terza all’ingresso dell’isolotto,
situata sotto la Casa del Caporale. Ieri i tre cancelli sono stati
aperti con l’intervento dell’assessore provinciale Francesco Borrelli,
dell’assessore comunale Elio De Candia, del presidente del comitato di
gestione della riserva Maurizio Marinella, del presidente dell’
Ospedale Albano Francescano, ente proprietario dell’isolotto, Mariano
Cascone. La ragione ufficiale è stato un sopralluogo in vista dei
lavori, finanziati dalla Provincia, che interesseranno il recupero del
piazzale antistante l’ingresso. In realtà un gesto simbolico per
sottolineare la volontà di giungere al più presto ad una intesa tra i
vari soggetti interessati al fine di “aprire” concretamente l’isola
alla gente.
Il dottor Mariano Cascone, neo presidente dell’ente proprietario,
spiega la situazione. < Finora tutto si era bloccato per un
contenzioso sorto la Regione che aveva tenuto in fitto l’isolotto fino
al 2004. In considerazione che essa non aveva intenzione di rinnovare
il contratto, prima di inoltrarci nella trattativa con altri soggetti
istituzionali, abbiamo dovuto procedere al un accertamento tecnico
preventivo, per l’accertamento ufficiale dello stato dei luoghi.
Concluso, qualche mese fa, questo necessario iter burocratico –
amministrativo, tutto è ora pronto per un nuovo fitto che, non
dimentichiamolo, per noi è indispensabile per portare avanti i fini
istituzionali dell’ente, cioè la cura, l’assistenza e il ricovero dei
malati poveri di Procida>. La nuova soluzione che si delinea per la
gestione dell’isolotto è quella di un’intesa tra Comitato di Riserva e
Comune di Procida, supportata dalla Provincia di Napoli. Si parla di un
canone di 120mila euro all’anno. Dice l’assessore provinciale Francesco
Borrelli: < Abbiamo già stanziato una quantità di fondi per la
riqualificazione di Vivara. Negli anni scorsi la Provincia non è
riuscita a spenderli proprio a causa dell’incertezza gestionale
dell’isolotto. Non escludo che una volta partito il progetto anche la
Provincia possa entrare direttamente nel comitato gestore>. Il
presidente della Riserva Maurizio Marinella non nasconde il suo
ottimismo: < Il nodo Vivara sarà sciolto a breve. Forse si poteva
fare prima, ma il tempo non è trascorso invano. Il comitato di riserva,
infatti, si è già dotato di una propria struttura operativa, ha
approvato una programmazione economico – finanziaria. Tutti strumenti
indispensabili per agire presto, bene e concretamente. Mi batterò che
possa essere riaperta già entro il 2008>. Intanto, il sopralluogo di
ieri ha mostrato un degrado avvilente del territorio vivarese. Mentre
il patrimonio flogistico resiste, grazie anche alle cure periodiche del
Corpo Forestale e dei volontari procidani della Protezione Civile di
Antonio Meglio, le antiche strutture – la Casa del Caporale, la
Vaccheria, la Casa Padronale con la caratteristica Cappella del 700,
il vecchio frantoio – sono cadenti e fatiscenti. Estremamente degradato
lo scavo miceneo di Punta d’Alaca. Spine, terriccio, fogliame, hanno di
fatto sepolto i teloni e le strutture protettive e con esse le
testimonianze risalenti al periodo del Bronzo Antico, verso gli inizi
del XVII secolo avanti Cristo.
Roberto Gabriele, presidente dell’Associazione Vivara, ha partecipato
all’apertura dei cancelli dell’isolotto: < E’ un segnale di
speranza o la solita illusione che pur ci aiuta a vivere al momento, ma
che rischia poi di trasformarsi in una terribile delusione? Mi auguro
che si faccia presto. Vivara è veramente un tesoro che rischia di
sciuparsi. Non è giusto che la gente non possa goderlo ed
apprezzarlo>.
DOMENICO AMBROSINO
BOX FLORA
Vivara, la più piccola delle isole flegree, ha una superficie di 32
ettari. La sua vegetazione è di tipo mediterraneo. Sono ancora presenti
lecci e roverelle che coprivano il suo territorio prima che vi
venissero piantati gli olivi nel secolo XIX. La “macchia alta” è
caratterizzata dalla presenza di erica e corbezzolo; la “macchia bassa”
è dominata dal mirto, dal lentisco, dalla fillirea, dall’alaterno.
Lungo il sentiero che dalla Villa Padronale conduce a Punta Mezzogiorno
si trovano i carrubi. Intensa anche la presenza di euforbia e delle
ginestre. Quest’ultime servivano ai contadini della Chiaiolella per la
coltivazione dei pomodori “ a lampadina” nelle “parule” lungo la
spiagge di Ciraccio e Ciracciello. (D.A.)
BOX FAUNA
A Vivara i mammiferi si riducono al coniglio selvatico, ai topolini di
campagna e ai ratti alessandrini. Presenti alcuni rettili quali la
lucertola, abbondantissima, e i serpenti, del tutto innocui, tra cui il
biacco. Tra i ruderi degli edifici fanno capolino, di sera, le
tarantole. Numerosi invece gli uccelli. Quelli “stanziali” (passeri,
fringuelli, merli, pettirossi,lucherini, capinere, occhicotti,
scriccioli, cinciallegre, gabbiani reali, assioli, barbagianni, etc.);
e quelli “di passo” ( storni, tordi, beccacce, culbianchi, gruccioni,
upupe, torcicolli, rondini di mare, gavine, et.).
Complessivamente gli uccelli “osservati” sono stati di 115 specie.
Quelli “inanellati”( il primo a fare questo censimento fu il prof.
Giorgio Punzo, nel 1975) sono invece diverse migliaia.
Ultimo aggiornamento : 26-09-2008 16:11
|
|
Commenti utenti  |
|
Valuazione utenti
(0 voto)
|
|
|
|