Sfilano i Misteri, e non solo: a Procida, nella settimana di Pasqua, è processione continua.
L’isola vive con grande intensità il rinnovo dei riti pasquali. Il momento più alto viene raggiunto nelle giornate di giovedì e venerdì santo. Quando le strade del centro storico, da Terra Murata a Marina Grande, sono affollate da continui cortei processionali.
Dopo le processioni rionali della domenica delle Palme, si inizia il
giovedì sera con la processione degli Apostoli incappucciati, promossa
dalla Congrega dei Bianchi, la più antica delle quattro esistenti
nell’isola. Dodici confratelli, croce in spalla e corona di spine in
testa, dopo la lavanda dei piedi e l’ultima cena, con la distribuzione
del pane benedetto ai fedeli, vanno a visitare i Sepolcri, allestiti
nelle chiese dell’isola.
E’ un corteo carico di suggestioni che
si snoda nelle stradine isolane: ai lunghi silenzi meditativi, i fedeli
alternano canti in italiano e latino.
All’alba del Venerdì Santo, la Processione dei Misteri inizia con il
trasferimento della statua lignea del Cristo Morto, dalla Congrega dei
Turchini all’Abbazia di Terra Murata. E’ una processione nella
processione.
Il Cristo viene portato a spalla dai confratelli più
giovani e robusti. Il percorso è tutto in salita. Si procede
lentamente. Si respira un’atmosfera di fede e profonda devozione. Il
“Cristo” sale alla “Terra”, accompagnato dal salmodiare, in latino, di
sacerdoti e fedeli. Intanto, nella notte, c’è stato anche il
trasferimento dei “Misteri”, le tavole iconografiche, costruite dai
ragazzi dell’isola, rappresentanti episodi della vita e della morte del
Cristo, sempre su nel borgo medievale di Terra Murata, a Via del Capo,
nel piazzale antistante i locali del vecchio carcere borbonico.
Alle
7.30,Giosuè De Rubertis, detto “Gnasiello”, in virtù di un’antica
tradizione familiare, inizia a fare la “chiamata” dei Misteri, secondo
un’ordine di sfilata risalente ai primi anni del 1600, quando la
Confraternita dell’Immacolata Concezione, detta dei “Turchini” (dai
colori della “mozzetta”, indossata su un lungo camicione bianco)
organizzò il primo corteo penitenziale nell’isola.
Aprono la processione, i suonatori della tromba con tamburo: un
suono, tramandato da secoli ad orecchio, stridulo, angosciante, esce
dalla gola stremata dei suonatori, diffuso da una strana trombetta di
latta. Seguono tre colpi di tamburo. Pare fosse il suono che annunciava
l’esecuzione dei condannati a morte nell’Impero Romano.
Poi è la volta dei “Misteri”, le cui tematiche bibliche ed
evangeliche, risentono molto della cultura locale: la pesca miracolosa,
la tempesta sedata, l’ultima cena , ricca di cefali arrostiti, lattughe
ed insalate degli orti isolani. Quest’anno c’è stato un calo di
partecipazione. I Misteri sono 30, rispetto ai 45 dello scorso anno E
questo nonostante il grande impegno dell’associazione giovanile,
denominata appunto “I Ragazzi dei Misteri”, che ha istituito un vero e
proprio laboratorio per la costruzione delle tavole iconografiche.
La
Processione è chiusa dalla sfilata della statua lignea del Cristo
Morto, opera dello scultore napoletano Carmine Lantriceni (1728),
seguita dalla banda musicale isolana che intona commoventi marce
funebri. Ad assistere alla processione arrivano centinaia di turisti,
specie da Ischia, con corse speciali di traghetti istituite per
l’occasione. I posti nei pochi alberghi isolani sono esauriti da tempo.
L’itinerario: Terra Murata, Salita Castello, vie S. Rocco, M. Scotti,
S. Giacomo, V. Emanuele, M. Grande, P. Umberto, Terra Murata. A sera,
verso l’imbrunire, nuova processione, con Via Crucis, per il ritorno del
“Cristo” da Terra Murata nella Chiesa dei Turchini. Ancora preghiere,
canti, recita di salmi, tanta partecipazione ed emozione.
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