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San
Michele non è bastato: i tonni rossi ( e i turchi) ritorneranno nella baia del
“Caraugno”.
Il
fatto è possibile in quanto l’Amministrazione Comunale di Gerardo Lubrano si ha
in pratica “rimangiato” l’annullamento della concessione alla cooperativa del
“Cigno Verde” che aveva, a suo tempo, ottenuto di impiantare e gestire
l’impianto dell’allevamento in uno dei posti più belli dell’isola.
Infatti, la Giunta Municipale,
con una delibera del 10 marzo scorso, ha espresso parere positivo alla
proposta formulata dalle società “Il Cigno Verde” e “Akua Italia” (la
prima concessionaria dell’allevamento, la seconda subentrante nella
gestione, ex art. 46 del Codice della Navigazione) tendente, appunto,
al ripristino dell’allevamento, con l’ eventuale estensione dell’area
marittima occupata attualmente che consta di circa 26.400 metri quadri
di mare.
La delibera parla di “condizioni da convenirsi”, ma dalla
lettura integrale dell’atto amministrativo si capisce subito quali sono
queste condizioni.
Il Comune chiede, a fronte della proposta
ricevuta , un canone annuo di 100. 000 euro (le società richiedenti ne
hanno proposto 50.000) e il contributo del 50% di un locale fittato in
via Roma da adibire ad attività inerenti la pesca.
Il Cigno Verde
e Akua Italia avevano, inoltre, manifestato la loro disponibilità ad
avere “rapporti di mercato con i pescatori locali di Procida, sia per
l’acquisto del pesce per l’alimentazione dei tonni nelle gabbie
dell’impianto di maricoltura,, sia per la vendita ai pescatore locali
di una parte dei tonni allevati nell’impianto”. La disponibilità si
estende “ a favorire ulteriori occasioni di sviluppo per la comunità
locale di Procida, come la formazione di esperti sommozzatori, il
consentire visite guidate all’ impianto di maricoltura, la produzione
di filmati divulgativi, ecc.”. L’assessore alla Pesca e Risorsa Mare
Salvatore Costagliola così spiega il provvedimento: < Lo scorso
anno, l’allevamento dei tonni nel “Caraugno” non aveva portato quelle
significative ricadute occupazionali e di sviluppo all’isola che, a suo
tempo, furono decisive per l’ok alla concessione. Ora, a fronte,
dell’invito del Cigno Verde e Akua Italia, con una crisi latente della
pesca che la stessa istituzione del “Regno di Nettuno” complica, per
dovere istituzionale e nell’interesse del buon andamento della pubblica
amministrazione, abbiamo valutato positivamente la proposta ricevuta
dando mandato agli organi ed uffici comunali competenti di procedere in
conformità al suddetto indirizzo>.
Com’è noto il Comune, aveva
dichiarato la decadenza dell’atto di concessione dell’area, in n°
03/2001, rilasciato in data 13/11/ 2001, con decreto del 18/10/2007,
prot. 15213, in quanto il “Cigno Verde”, aveva trasferito “senza alcuna
autorizzazione e senza fornire idonee giustificazioni ad altro soggetto
giuridico” (proprio alla società “Akua Italia”,ndr). L’architetto
Salvatore Ruocco, dirigente dell’Ufficio Tecnico Comunale, firmatario
del provvedimento, aveva dimenticato, comunque, di citare altre
inadempienze. Irregolarità che la Capitaneria di Porto di Procida,
attraverso una denuncia del comandante, il tenente di vascello Giuseppe
Marzano, aveva segnalato alla Procura della Repubblica di Napoli:
fatti, come l’originaria destinazione dell’impianto fosse quella di
allevare spigole ed orate, invece che tonni rossi; e che il numero di
gabbie era stato portato arbitrariamente da due a tre. Inoltre, il
Comune risultava aver rilasciato la concessione, in assenza della
valutazione di impatto ambientale, prevista dalla legge, dal momento
che la baia del Caraugno rientra nei siti censiti dall’U.E.,
d’importanza comunitaria. A tal riguardo giova ricordare che la Procura
della Repubblica di Napoli ha emesso avvisi di garanzia nei riguardi
dei rappresentati del Cigno Verde e di Akua Italia.
Torniamo al
comportamento del Comune. Dopo aver dichiarato la decadenza della
concessione, l’Ente ha nominato l’avvocato Luigi Maria D’Angiolella,
quale suo difensore, nel giudizio promosso al TAR Campania contro il
provvedimento, dal Cigno Verde. Il quale, successivamente, come già
detto, prima informalmente, e poi formalmente, ha chiesto al Comune di
“superare il contenzioso in atto attraverso la revoca, in sede di
autotutela, del provvedimento del 18 /10/ 2007 di decadenza della
concessione e la rivisitazione dell’intera fattispecie di cui alla
concessione, con ulteriori oneri per la concessionaria cui
subentrerebbe la società Akua Italia”.
< Noi non siamo giudici né
avvocati – dicono Carla Cassese e Fabrizio Borgogna, animatori della
mobilitazione ambientalista che vide anche la partecipazione di Green
Peace per la liberazione del Caraugno - e quindi non sappiamo se questo
comportamento del Comune sia lecito e corretto sotto il profilo
giuridico. Certo è che non staremo fermi. Oltretutto, con l’istituzione
del Regno di Nettuno, omai legge, secondo noi non è possibile dare ex
novo concessioni di allevamento nelle acque della Riserva Marina>
Intanto
il consigliere Dino Ambrosino, consigliere comunale del PD, ha
presentato un’interrogazione al Sindaco a riguardo. A giorni, ci
risulta, la minoranza consiliare si appresta a dare battaglia nel
civico consesso per fare chiarezza sulla vicenda.
Domenico Ambrosino
Ultimo aggiornamento : 13-07-2008 23:07
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