Procida ha bisogno di un progetto: non lasciamoci ingannare - Procida TV - Just Play 4 You ! ! !
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Procida ha bisogno di un progetto: non lasciamoci ingannare PDF Stampa E-mail
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Poche righe per richiamare l’attenzione di amministratori attuali e futuri e della popolazione tutta,  sulla necessità di aprire una nuova porta allo sviluppo di Procida.

L’appuntamento elettorale è alle porte e il vademecum della politica, quella sana, impone delle scelte, sollecita delle iniziative che per realizzarsi necessitano di un radicale rinnovamento del pensiero politico-sociale. 

Più che un’esortazione è un imperativo di coscienza. Una nuova stagione di idee deve sostituire il ciclo passato scadenzato da decisioni e azioni sbagliate perché dettate da personalismi, e soluzioni egoistiche che poco hanno a che vedere con il bene comune, obiettivo di qualunque comportamento politico. Nonostante gli innumerevoli momenti di difficoltà che il nostro tempo ci impone, imparare a guardare avanti con ottimismo è indispensabile a costruire le basi per le nuove generazioni. Procida ha bisogno oggi di un progetto che punti alla riqualificazione e all’implementazione della risorsa che più di ogni altra determina il benessere economico, sociale e culturale di un’isola: il turismo. E in questo caso l’obiettivo è reso decisamente più facile se ci si appella alla tradizione storica dell’Isola che è stata nei secoli scorsi il centro marittimo di eccellenza, il porto dal quale partivano uomini di valore, abili naviganti, conosciuti per le loro abilità a governare il mare in tutto il mondo. Qualunque trasformazione richiede il coinvolgimento attivo della popolazione isolana, ancora troppo distante dai centri decisionali forse perché poco convinta che la politica possa far bene alla riqualificazione del territorio. Abbandonare il clientelismo e aprire una prospettiva fatta di valori propositivi è una scelta, che prima ancora che dalla classe dirigente, deve arrivare dalla società civile, l’unica in grado di spezzare la catena del favoritismo e riacquistare finalmente la dignità che le compete. Ai primi posti nella scala delle problematiche da affrontare ci sono certamente il recupero della  legalità, il lavoro sul territorio, la gestione unica dell’attività portuale attraverso la costituzione di un ente che agisca sotto la guida comunale, nella completa autonomia, limitando la dispersione delle risorse e favorendo l’implementazione dei servizi. Il rilancio della vocazione culturale dell’isola passa anche attraverso l’ apertura al mondo del Premio Elsa Morante, un appuntamento per l’Isola di estremo valore, rimasto fino ad oggi troppo chiuso alla realtà locale. Ancora, utilizzare al meglio l’opportunità offerta dalla presenza dell’Università sul territorio, attraverso l’istituzione di un corso di laurea triennale in Scienze del Turismo, che rappresenterebbe un’alternativa formativa valida per i giovani Procidani, oltre che una garanzia occupazionale. Ancora, la riqualificazione urbanistica della Terra Murata, l’apertura al pubblico dell’isola di Vivaro, la lotta all’abuso edilizio e al degrado ambientale. E’ arrivato il tempo di accantonare i rancori, di smettere di sbandierare proposte di rinnovamento che non arrivano a soluzione e ricalcano il tratto ipocrita di una politica che muore nel lento, ma meritato declino di consensi. Da cittadino onorario mi auguro di più e certamente meglio per la mia Isola e per la sua gente. Io credo che ce la si possa fare. Procida ha come protettore San Michele  che  noi tutti dovremmo seguire, metaforicamente, armandoci contro il nichilismo, contro la decadenza di uomini e di idee, contro il falso amore per la propria terra. Non credere più nella politica è pratica diffusa soprattutto tra le nuove generazioni. Questo non deve avvenire, ancor più a livello locale dove le istituzioni rappresentano da vicino l’esigenza del cittadino. “La grande politica è quella delle risoluzioni audaci”, diceva Cavour. Spesso al cittadino si risponde “non lo possiamo fare”. Invece quelle richieste vanno ascoltate  e prontamente discusse in sede istituzionale. La sfida ora è di fare politica come se fosse l’arte di rendere possibile ciò che solamente appare ma non è mai impossibile.  
 

                                                                                                                                            Luigi Finelli

 
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